Boom rinnovabili e sicurezza

boom rinnovabiliAnche se in "leggero" ritardo, finalmente riesco a scrivere qualcosa anch'io... Il 19 giugno il presidente dell'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico Guido Bortoni, nel commentare la relazione annuale sullo stato dei servizi, ha affermato che il recente  boom di rinnovabili (nel 2013 la potenza installata ha raggiunto il 37% della totale) presenta il "rischio di nuove inefficienze e di possibili criticità per la stessa sicurezza del sistema". Purtroppo, come sempre più spesso succede in Italia, il grande pubblico ha fatto l'associazione:

Rinnovabili + Rischio + Sicurezza = Se la prendono con le rinnovabili!!    👿

e si è scatenato su internet, scrivendo di tutto. Ma se per una volta si fosse letto (e cercato di capire!) più attentamente l'intervento (e magari anche la relazione), tanti avrebbero capito che nessuno  se la stava prendendo con le rinnovabili, ma si stava evidenziando un  problema da non prendere "sotto gamba"; perché non è che, essendo fonti pulite, siano automaticamente la soluzione a tutti i problemi. Soprattutto sarebbe stato utile conoscere il significato dei termini usati: ad esempio per "sicurezza" di una rete elettrica (il termine che sciuramente ha attirato più critiche) si intende la capacità della rete di superare perturbazioni garantendo il funzionamento e l'integrità dei componenti della rete stessa. Perché allora le rinnovabili metterebbero a rischio la capacità della rete elettrica di reagire ai disturbi?

Generazione centralizzata VS Generazione distribuita

Storicamente, le reti elettriche sono nate con poche e grandi centrali (principalmente a fonti fossili) che producevano ed  immettevano energia in rete per un elevato numero di utenze. I flussi di energia erano unidirezionali: dalla centrale agli utenti (che quindi erano solo consumatori). L'avvento delle rinnovabili e  la loro capillare diffusione (in Italia soprattutto grazie alle recenti politiche incentivanti) ha profondamente modificato questo schema, che è passato da un'architettura centralizzata ad una distribuita: architettura rinnovabiliil numero di potenziali produttori è cresciuto notevolmente, ma geograficamente in modo non omogeneo visto che la produzione rinnovabile è strettamente legata alla disponibilità della fonte. Tale legame non è solo geografico ma anche "temporale": è chiaro che i moduli fotovoltaici producono energia elettrica solo in presenza di luce (quindi immettono potenza in rete solo di giorno e solo in caso di illuminamento adeguato). Inoltre i flussi in rete sono diventati bidirezionali: molti utenti, prima solo consumatori, ora sono diventati consumatori/piccoli produttori. La concomitanza di questi fattori ha determinato la congestione della rete in alcune aree del paese (ad esempio al sud, dove la rete non possiede una sufficiente capacità di trasporto per sostenere la produzione dei numerosi impianti fotovoltaici ed eolici), che per essere smaltita ha portato all'apertura di alcune maglie; ma aprire alcune maglie implica aumentare la probabilità che in caso di ulteriori problemi i carichi vengano distaccati (di fatto si rende la rete meno sicura!).

rinnovabiliGli impianti di produzione che superino i 10MVA sono poi obbligati a partecipare alla regolazione primaria di frequenza, in pratica a fornire un servizio che permette di mantenere costante l'equilibrio tra generazione e fabbisogno della rete. Da questo servizio sono esclusi gli impianti a fonti rinnovabili non programmabili (ad esempio eolico e fotovoltaico). Quindi con l'aumentare degli impianti a FRNP diminuisce la capacità di regolazione primaria (avendo allo stato attuale gli impianti a FR la priorità di dispacciamento), e quindi la sicurezza della rete. A ciò si aggiunge il fatto che una maggior presenza di impianti a rinnovabili in rete, determina una riduzione degli impianti con masse rotanti (turbine) che con la loro inerzia contribuiscono a mitigare le perturbazioni dovute, ad esempio, allo stacco di un impianto o ad un sovraccarico. Quindi... la rete è meno sicura!

A risolvere tali problemi si lavora già da tempo, sia eliminando i colli di bottiglia (aumentando la capacità delle linee) sia rendendo la rete "intelligente", capace cioè di ottimizzare i flussi e prevedere consumi e produzione. Sta di fatto che il notevole (per quanto lodevole!) aumento di impianti a fonti rinnovabili comporta dei rischi per la sicurezza della rete elettrica che negare o ignorare è la solita retorica e demagogia.