Jof di Montasio via ferrata Brazzà

vista dello jof di montasioE come ormai consuetudine, anche lo Jof di Montasio non si è lasciato conquistare facilmente... Innegabile però che tutta la fatica fatta non sia stata ampiamente ripagata dallo spettacolare panorama godibile dalla cima. Il primo tentativo di raggiungere lo Jof lo facciamo il 15 luglio, tempo  splendido segnalata solo la presenza di vento a velocità media, a cui non diamo particolarmente peso. Così per le 8 e qualcosa siamo ai piani del Montasio, dove partiamo imboccando il sentiero 622. Si tratta di un avvicinamento di 2 ore, su un pendio erboso che si fa sempre più ripido all'avvicinarsi dell'attacco; a 3/4 del sentiero lasciamo alla sinistra la deviazione per forca Disteistarga all'inizio della ferrata del montasio e proseguiamo sotto il sole (il sentiero sale sul versate sud del Montasio, ed è quindi sempre in esposizione). Arriviamo quindi sotto una parete con una splendida targa (qui a destra) che non fa che catalizzare gli animi e aumentare la voglia di raggiungere la vetta. Indossati gli imbraghi ed i set, continuiamo per un pendio di ghiaino friabile che, intervallato da numerosi tratti in cui si procede tirandosi su di forza, ci conduce alla parte più bella della ferrata (che in realtà ha uno sviluppo molto ridotto e talvolta superfluo rispetto alle reali necessità): la scala Pipan, una suggestiva ed aerea scaletta metallica che conduce scala pipan per il montasioalla cresta del Montasio, e dalla quale è possibile godere di una vista spettacolare sull'altopiano e sul Canin. E proprio sulla scala inizia a farsi sentire il vento, che aumenta di intensità man mano che saliamo. Dopo l'ultimo gradino proseguiamo il cammino con le raffiche che si fanno fastidiose, tanto da impedire di riuscirci a sentire ad un metro di distanza. E qui la parte più brutta: il sentiero non presenta molti  bolli e seguiamo quella che sembra esserne la traccia, fino a giungere su un tratto a strapiombo (nella foto a destra) che sembra interrompersi per poi riprendere due metri dopo, interrottocanalino esposto sul montasio da un canalino... Ma sinceramente non me la sento, il vuoto di sotto è veramente impressionante e anche dopo questo tratto il sentiero sembra essere solo tracciato, inoltre sono veramente sconcentrato dall'incessante soffiare che disturba anche i movimenti ora; cercando di ripensare a tutti i libri e le informazioni lette su questa ferrata non ricordiamo di aver trovato menzione di un pezzo così esposto e rischioso (non essendovi neanche un banalissimo cavo metallico). E poi mi viene in mente di aver letto da qualche parte una citazione che diceva "la montagna sente l'odore della paura". Così mio malgrado, dopo aver sperato di arrivare in cima, dico sconsolato a giacomo che non me la sento... Si scende... C'è un misto di tristezza e rabbia per non aver provato lo stesso quel passaggio, mi consolasolo il fatto che giusto due settimane prima il Montasio (sul Fidenegg mi pare) aveva mietuto due vittime. Così semplicemente si torna a riorganizzare il tutto, in un giorno con assenza di vent, e continuando ad informarsi sulla cresta. Decidiamo quindi, nel caso si ripresenti il problema, di evitare quel punto passandoci di sopra, qualche metro prima (l'avevamo visto fare ad un austriaco che aveva fatto tutta la ferrata senza casco ne imbrago, ma ero un attimo teso per l'assenza di bolli ed avevo chiesto di ritirarsi comunque). Ed il 18 agosto siamo al parcheggio di piani del Montasio con una buona mezz'ora di anticipo rispetto all'altra volta; camosci sul montasiocosì partiamo con il sole ancora nascosto e la temperatura sotto i 20°C, riuscendo ad arrivare alla fine della Pipan con mezz'ora di anticipo rispetto ai manuali (Mazzilis) e senza sentire particolare fatica. La giornata si preannuncia splendia, vi è solo un alito di vento e qualche nuvola bassa, dalla quale spuntano un sacco di camosci, che mi regalano delle splendide fotografie... E dopo la Pipan la più grande sorpresa: una fitta scia di bolli rossi freschi di pittura (presumo fatti il 1° agosto, quando è stata posta anche una targa commemoreativa all'inizio della via) che ci guida lungo tutta la cresta: non più il costone come la prima volta! Scorgiamo l'impressionante punto dove avevamo deciso di tornare indietro, 4 metri più in sotto, e non mi pento più della scelta fatta; la crestcresta del montasioa è veramente mozzafiato, a tratti molto esposta e mai attrezzata (anche se quasi sempre in piano, tranne in 2 tratti) , ma regala una vista spettacolare, sul Canin, i Tauri, e tutto il Friuli; e dopo 10 minuti abbondanti di camminata, passando per i resti del Ricovero Garrone, ormai distrutto, scorgo la croce di vetta, già raggiunta da 5 escursionisti... Ed anche il Montasio è fatto. Una ventina abbondante di minuti seduti, per pranzare e godersi la vista delle nubi sopra i monti (foto che come sempre non pubblico, per non rovinarvi la sopresa quando ci arriverete), del cielo azzurro e dell'altopiano del vetta del montasiomontasio nascosto ancora dalle nuvole basse... Ci reincamminiamo sul medesimo itinerario, pensando già alla prossima cima importante... e la mente vola già sul Coglians, ma è tutto da vedere, l'anno è ancora lungo e sempre pieno di sorprese ed imprevisti... Così ritorniamo concentrati sulla Pipan, dove a causa dei numerosi escursionisti i sassi cadono frequenti; e con già un filo di nostalgia per la splendida giornata, percorriamo il ghiaione (dove abbiamo la fortuna di osservare due camosci che si scornano fino a rotolarsi giù) ed arriviamo alla macchina, non prima di aver fatto una sosta birra al Brazzà.