Monte Canin via ferrata Julia

Giusto ieri sono migrato su wordpress, e risistemando le vecchie pagine sul blog mi è venuto un colpo: quella detarga via julia, caninlla mia uscita sul Canin, è l'unica che non ho backuppato, ed era l'unica a cui tenevo veramente... Così mi trovo a riscriverla aiutandomi con le foto con cui avevo corredato l'articolo: l'idea di raggiungere la vetta del Canin (2587m) nasce quasi per caso: parlando con Giacomo, un mio compagno di corso, vengo a sapere delle sue frequenti uscite in montagna, ed in ferrata, così restiamo dell'idea di andare a fare un giro insieme. Ma ovviamente non si parla assolutamente di Canin, o meglio un giorno la butto in ridere dicendo che potremmo andarci: non mi sono ancora avventurato su una ferrata data per medio difficile, con escursione sull'omonimo ghiacciaio e necessità di pernottare al Gilberti visto il tragitto alquanto lungo. Poco alla volta però quella che inizialmente era stata solo una battuta, inizia a prendere forma: girando in internet scopro che la ferrata è stata completamente ristrutturata nel 2009 e sono stati aggiunti alcuni tratti (ad esempio all'inizio) che la rendono notevolmente più accessibile. Inoltre quello che pensavo essere un ghiacciaio si è ormai trasformato in un nevaio che nei mesi estivi non necessità neppure, a detta di molti, dei ramponi. Così iniziamo a organizzare l'escursione e attendiamo il giorno adatto: bel tempo per godersi il panorama, e disponibilità di entrambi; e proprio questi si fa attendere: dobbiamo rimandare almeno 6 volte, per esami, malattie e temporali, tanto che inizio a deprimermi pensando che qualcuno non voglia farmi salire perifugio gilbertir evitare di non tornare intero a casa.. alla fine circa a metà settembre, troviamo tra tutti gli impegni un buco di 2 giorni in cui le previsioni danno bel tempo, anche se le temperature cominciano già ad abbassarsi. Non esistiamo a partire e dopo una mattinata all'università, già vestito per la montagna, prendo giacomo e partiamo. L'obiettivo della prima giornata è il rifugio Gilberti che essendo già chiuso ci costringe a dormire in un ricovero di fortuna che si trova sul retro del rifugio stesso. Dico di fortuna perchè è uno sgabuzzino di qualche metro quadrato che ci costringe a dormire sul cemento freddo; ma non saranno certo questi i problemi di chi va in montagna! panorama alla mattina sul caninLa mattina ci si sveglia presto (come altrettanto presto eravamo andati a dormire, vista l'ora a cui il sole tramontava) per preparare tutte le cose, riempirsi di calorie e ripartire, con il sole che comincia appena a sorgere, regalandoci un panorama dai colori spettacolari. Tra l'altro notiamo arrivare due jeep da cui scendono alcuni alpinisti che si recano a passo spedito verso il ghiacciaio. Il pensare che forse si tratta del gruppo che ha scoperto proprio in quei giorni uno degli abissi più profondi d'europa (visto che li abbiamo visti effettuare misure sul ghiacciaio) mi emoziona ancora... Arriviamo in prossimità del ghiacciaio in anticipo di mezz'ora rispetto a quanto previsto, e qua faccio un'amara scoperta: il freddo calato negli ultimi 3 giorni ha righiacciato la superficie di quello che doveva essere un nevaio; e proprio perché rassicurato da tutti, ho portato solo i ramponcini bassi... non che questo mi scoraggi visto che partiamo ugualmente decisi in cerca dell'attacco, con io chghiacciaio canine cerco di camminare sulle tracce lasciate dai ramponi di Giacomo. Così mi giro bruscamente per fare una foto e mi ritrovo a scivolare per 10 metri: mi fermo solo perché vado volutamente a sbattare contro un masso che fuoriesce dal ghiaccio. Appurato di essere vivo e resomi conto che, se quel masso non vi fosse stato, probabilmente mi avrebbero recuperato con l'elicottero, riprendiamo a camminare con attenzione. Ma qui sorge un altro problema: troviamo l'attacco (nella foto a destra) solo dopo mezz'ora abbondante passata a scandagliare tutte le pareti: lo trovo solo grazie ad un sentierino nella ghiaia che appare di colore diverso rispetto a tutto il resto. Così indossati gli imbraghi cominciamo la ferrata che ci porterà sulla cima. La via è ancora perfetta (un solo chiodo rotto) e sale molto verticalmente, senza presentare però particolari difficoltà (tantopiù che salivamo con gli zaini pesanti del necessario per due giorni) se non per uno stretto canalino (in cui è utile, Caninin discesa, tenersi sulla sinistra). Così giungiamo in breve alla cresta, non attrezzata ma ampia e senza passaggi particolarmente esposti, che ci porta alla vetta del tanto desiderato Canin. E qui purtroppo ci accorgiamo che un fulmine si è letteralmente portato via la croce di vetta, di cui non resta che la base e qualche scheggia intorno... Poco male, firmiamo il libro e torniamo indietro per lo stesso percorso: inizialmente intenzionati a passare per il monte forato, escludiamo tale alternativa a causa delle ginocchia doloranti. E tornati al parcheggio a Sella Nevea non resta che festeggiare con una birretta la conquista.