Resistenza a flessione di un cracker

Qualcuno ogni tanto dice che sono un po problematico... e dopo quello che ho fatto, e qui descrivo, inizio a pensarlo anch'io; ma era necessario! Tutto comincia quando mi viene l'ideona per il cenone di capodanno: un abete alto 60cm in cracker,  da usare come vassoio per le tartine. E appena inizio a parlarne vengo smontato da chi dice che non starà in piedi (ma non spiega il perchè...), chi millanta che il mio cracker dovrà essere spesso mezzo metro e purinizio misura crackere chi dice che non si può farlo perchè non si è mai fatto (tipico modo di pensare triestino). Così lascio questi insulsi pensieri a quelli a cui non piace osare, e inizio a prendere un po di misure. Audaces fortuna iuvat! Effettivamente è vero che il cracker rischia di cedere sotto il peso delle tartine, vista la sua sottigliezza,  ma non si può certo fermare di fronte a questa IPOTESI (perchè poi è tutto da vedere). Così decido di misurare quanto può reggere un cracker: realizzo un classico impasto con 250g di farina di manitoba (perché è una farina a medio alta resistenza meccanica), mezzo panetto di lievito di birra fresco, sale, 60gr di olio extravergine di oliva e circa 100ml di acqua. Con questo vado a realizzare dei cracker larghi dai 30 ai 40mm, e lunghi circa 120mm. Questi saranno i provini per la misura della resistenza a flessionepesi pesca per misura cracker (che è la sollecitazione principale a cui saranno sottoposti). La misura è semplicissima: due supporti (i cani del mio tavolo da lavoro) reggeranno il cracker a cui verrà applicato, nel punto medio, un peso via via superiore. I pesi usati sono dei comuni piombi da pesca, con cui aumento la sollecitazione di 10gr per volta. I pesi sono applicati tramite un gancetto in filo di ferro passante nel cracker, a cui ho annodato un filo da pesca su cui ho appeso i piombi. Ho inoltre steso su alcuni cracker uno strato di grana: inizialmente pensavo   di rendere la struttura più elastica (e quindi maggiormente sollecitabile) ed i fatti mi hanno dato ragione.

Il carico unitario di rottura a flessione è dato dal rapporto tra il momento flettente che ha prodotto la rottura (ecco il perchè del righello nella prima foto, mi serve per calcolarlo) ed il modulo di resistenza a flessione, che dipende dalla geometria del provino; per la sezione rettangolare, quella che ho usato, è data dal prodotto base per altezza al quadrato diviso 6. Ho quindi eseguito le prove misurando altezza e base con un calibro, infilando il gancio di ferro nel crackcracker rotto dopo la provaer, appoggiando questo sui supporti e aggiungendo i pesi fino alla rottura del provino. Ho eseguito 9 misure, non sono molte ma già danno un'idea della tenuta. Il risultato medio è un carico unitario di rottura a flessione di 0.287N/mm2 con punte intorno ai 0.40N/mm2 per i cracker ricoperti di grana. Inoltre il momento flettente medio di rottura è di 143Nmm (punta di 166Nmm). Con questi possiamo finalmente andare a dimensionare gli spessori dei cracker da usare come elementi portanti per le tartine...
Next week! 🙂